Musica lirica & classica \ Un po’ d’Italia al crocevia della NJSO

di Franco Borrelli

Crocevia di geografie, tempi e tradizioni (non solo artistiche) all'NJSO, grazie al maestro Jacques Lacombe (nuovo direttore artistico dell'ensemble del Garden State), con un pizzico gustosissimo d'italianità: Bellini, il Mozart dapontiano, lo scanzonato Carnevale romano di Berlioz e la romantica passione fra Romeo e Giulietta. In più, l'eccellenza del violinista Joshua Bell nel pieno della sua maturità e un richiamo a tanti miti e leggende con Massenet e Stravinsky ("The Firebird"). C'era davvero un po' tutto in questa "prima pagina" di Lacombe all'NJPAC di Newark l'altra sera: pagine orchestrali, operistiche, da balletto, e di gran virtuosismo.

Una dichiarazione e un programma di bellezze musicali e vocali (col soprano Jeanine De Bique) a tutto raggio, quindi, compresa anche un'opera contemporanea tipicamente americana (in "prima" mondiale) con la Suite dall'"Elmer Gantry" di Robert Aldridge (Montclair State University), rivelante echi da certi Gershwin, Bernstein, Copland e jazz primigenio. Davvero da restare estasiati e anche... divertiti, grazie a un fuori-programma che ha visto impegnato Bell e all'umorismo spontaneo che solo un grande come lui poteva tirar fuori da un incidente fortuito come la rottura delle corde del suo Stradivari durante l'esecuzione dell'"Introduzione e rondò capriccioso" di Saint-Saëns.

Un'"opening night" davvero memorabile, sotto tutti i punti di vista, e spettacolare in ogni piega del programma, con tradizione e sperimentalismo felicemente a braccetto, con testi ormai classici a tutti gli effetti e pagine che certo lo saranno negli anni a venire.
Luminosa e chiara la voce del giovane soprano Janine De Bique, con in dote un fraseggio lussureggiante e dal perfetto accento italiano: né il Da Ponte delle "Nozze" mozartiane ("Deh vieni, non tardar") o il Bellini de "I Capuletti e i Montecchi" avrebbero avuto a che ridire. Resa stupenda dei due volti di Giulietta: già fanciula innamorata e sognante nel capolavoro belliniano, ancora romanticamente eccitata nell'attesa dell'incontro in quello di Gounod; due arie ("Oh! Quante volte..." e "Ah! Je veux vivre dans le rêve") da ricordare a lungo, diverse eppur emotivamente complementari, a dar volto ad emozioni tipicamente femminili (una chicca, poi, la gershwiniana "Summertime" dal "Porgy and Bess", con una De Bique assai ispirata e poetica).

Joshua Bell, dal canto suo, ha evidenziato una tecnica e una partecipazione alla lettura musicale davvero fuori dalla norma. I suoi Saint-Saëns e Massenet (la coinvolgente e magica "Meditazione" dalla "Thaïs") sono stati infatti semplicemente impeccabili e stupefacenti, ricchi come sono di pathos (il secondo) e di gioia di vivere (il primo).

Quest'ultima poi è stata ancor più sottolineata dal "Carnevale romano" di Berlioz che sa catturare e passare a chi ascolta una città scanzonata e scherzosa, ricca di suoni e colorata per giochi di bambini in festa, con atmosfere trasteverine vivide e accattivanti.