I PROTAGONISTI DELL’ANTIMAFIA IN “GRAPHIC NOVEL”/Eroe in bianco e nero

di Filomena Troiano

Il coraggio e il sacrificio: dalla letteratura al fumetto. E' la vita di Pippo Fava (nella foto), giornalista siciliano, uno tra i più noti martiri della lotta contro la mafia, che assume le linee e i tratti di una narrazione divulgativa non più e non solo affidata alla parola, ma alla rappresentazione sintetica di una graphic novel drammatica, efficace e dura. Una storia di per sé a tinte forti quella di Fava, assassinato a Catania per mano della mafia il 5 gennaio del 1984. Edito dalla Round Robin in collaborazione con l'associazione daSud Onlus, "Pippo Fava. Lo spirito di un giornale" è un fumetto di 120 tavole, quadri ricchi che costituiscono il racconto curato e scritto da Luigi Politano e illustrati dalla matita di Luca Ferrara. Il fumetto, pochi giorni fa, è stato insignito del Premio Giancarlo Siani, Giuseppe Fava detto Pippo, siciliano, nato nel 1925 a Palazzolo Acreide è stato direttore responsabile del "Giornale del Sud" e fondatore nel 1982 del periodico "I Siciliani", secondo giornale antimafia in Sicilia. Prima di lui, a cadere sotto i colpi spietati di Cosa Nostra, era stato Giuseppe Impastato, politico, attivista e conduttore radiofonico. Era il 9 maggio del 1978.

Il cartoon di Politano illustra e riporta con lealtà oggettiva la vita e l'operato di un uomo carismatico che per le sue inchieste diede un'impronta decisiva al movimento antimafia. "I Siciliani", il giornale da lui voluto e fondato con alcuni giovani collaboratori, divenne una rivista dai contenuti forti con la denuncia continua dell'esistenza della mafia, con l'attacco al potere politico colluso con la criminalità organizzata, faccende queste indigeste a chi in quegli anni non faceva del consentito e della legalità la propria ragione di vita.
Forse il primo articolo della rivista, firmato da lui, intitolato "I quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa", che denuncia le attività illecite di quattro imprenditori catanesi, - Carmelo Costanzo, Gaetano Graci, Mario Rendo e Francesco Finocchiaro, e di altri personaggi come Michele Sindona -, può aver rappresentato la sua condanna a morte. Senza giri di parole, Fava collega i cavalieri del lavoro con il clan del boss Nitto Santapaola. La sentenza della Corte di Cassazione nel 2003 a conclusione di un processo che in fasi diverse è durato quasi vent'anni ha condannato Nitto Santapaola alla pena dell'ergastolo perché il mandante, insieme a Aldo Ercolano, dell'assassinio di Pippo Fava. Luigi Politano ci racconta la nascita del fumetto e i progetti che ne seguiranno.

Chi era Pippo Fava?
«Era un grande intellettuale. Uno dei più illuminati del nostro tempo - ci dice Politano - . Non era solo un grande giornalista, era anche un drammaturgo, un commediografo e uno scrittore con un talento innato per la letteratura. Da uno dei suoi libri "Passione di Michele", un romanzo del 1980 è stato tratto il film "Palermo or Wolfsburg" di Werner Schroeter vincitore dell'Orso d'Oro al Festival di Berlino. E' stato un giornalista che si è messo le scarpe comode e in giro per la Sicilia ha fatto il suo lavoro. Ci sono delle interviste che fece prima degli anni Ottanta, prima ancora che esistesse il "Giornale del Sud", incontrando mafiosi e raccontando storie di mafia. Pippo Fava era un uomo innamoratissimo della sua terra dannata e maledetta».

Come è nata l'idea di raccontare la storia di una vittima della mafia attraverso un fumetto?
«Insieme a tre colleghi ho dato vita alla Round Robin Editrice, piccola realtà nata circa cinque anni fa da un progetto universitario e oggi diventata casa editrice vera e propria. Ad uno di questi colleghi, Raffaele Lupoli, è venuta l'idea di creare una collana di fumetti dedicati agli eroi dell'antimafia, chiamata "Libeccio". Così l'anno scorso, in collaborazione con l'associazione daSud che si occupa di antimafia e soprattutto si occupa di ricostruire la memoria dal basso dell'antimafia, abbiamo realizzato il primo fumetto».

Quale?
«"Don Peppe Diana. Per amore del mio popolo". La storia di don Peppino Diana parroco di Casal di Principe, la città di "Gomorra" per intenderci, ucciso dalla camorra la mattina del 19 marzo del 1994. E' stato pubblicato in occasione dell'anniversario del sacerdote».


Qual è stato il riscontro?

«Il riscontro è stato subito positivo e  ha ricevuto consensi ed elogi da parte delle autorità ecclesiastiche, che finalmente hanno ammesso il ruolo cruciale che figure come don Pino Puglisi e don Peppino Diana hanno avuto e avranno nella lotta antimafia. Figure simbolo di una società civile che reagisce. E quindi ci siamo resi conto che il fumetto rappresentava un linguaggio nuovo, originale, che in termini di comunicazione raggiungeva ambienti e un pubblico che mai avremmo pensato di coinvolgere. Penso ai tanti giovani e giovanissimi nelle scuole, agli appassionati di fumetti. Insomma attualmente abbiamo un target di lettori che va dagli adolescenti agli over 60».


Qual è la caratteristica che contraddistingue le vostre "cronache animate"?

«Una cosa è certa, a parte trattare un tema attuale e interessante come quello dell'antimafia, i fumetti pubblicati hanno una particolarità che li dissocia dal resto delle tante pubblicazioni in striscia, realizzati certamente molto bene in Italia. È la verità giudiziaria minuziosa con cui vengono rappresentati i fatti, molti dei quali ricostruiti attraverso episodi mai raccontati o immagini mai pubblicate. Un rigore giornalistico che segue fedelmente le cronache del tempo testimoniate da documentazioni ufficiali e da chi conosce i fatti e i personaggi in modo diretto».


Ci racconti un episodio inedito.

«Una tavola riguarda un episodio raccontatomi dall'avvocato Adriana Laudani, parlamentare del consiglio regionale del Pci, divenuta in seguito parte civile nell'ambito del processo per il delitto Fava. Tra il 1979 e il 1980 furono scattate varie immagini che ritraevano il boss Nitto Santapaola in compagnia di esponenti influenti della zona, tra questi oltre ad alcuni industriali della zona anche il prefetto e il questore. Alcuni agenti della squadra mobile su impulso della Laudani chiesero ed ottennero di incontrare l'onorevole Luciano Violante, che all'epoca lavorava presso l'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia e si occupava prevalentemente di terrorismo. Gli agenti sulla base delle immagini chiesero a Violante di poter intervenire con provvedimenti urgenti. La risposta di Violante, accompagnata dal gesto di alzare le braccia, fa parte di anni di storia nota a tutti: "Sarà la politica ad intervenire"».


Chi l'ha aiutata nella ricostruzione della vita di Fava?

«La figlia di Peppe Fava, Elena, che si occupa della fondazione che porta il nome del padre, è stata il mio punto di partenza. Sono partito dalla ricerca e dallo studio del materiale scritto da Pippo Fava. Sono stato in Sicilia sei volte e nelle varie occasioni ho incontrato gente e visitato luoghi rilevanti per la ricostruzione».


Chi potrebbe incarnare, oggi, l'immagine di Pippo Fava?

«Riccardo Orioles amico e collega di Fava ha affermato che i Fava oggi sono i tanti bravi giornalisti che lavoravano con dedizione nelle piccole redazioni senza essere assunti, è una visione bella ma rimane molto romantica. Io potrei aggiungere anche Saviano. Però di Pippo Fava oggi non ce ne sono più. Innanzitutto perché la collocazione temporale lo rende diverso. Fava era un uomo solo, in un periodo dove non esistevano le voci e la risonanza di oggi. E' stato colui che per primo ha indicato nei poteri forti dello Stato la pratica mafiosa. Per questa ragione era un combattente, lasciato solo, in un'epoca in cui a Catania la gente diceva:

“La mafia non esiste”».

E oggi?
«Oggi dice: “Con la mafia bisogna convivere”».

E’ un passo avanti?
«No, però c’è una consapevolezza diversa. Qualcosa nel tempo è cambiato nella coscienza della gente. Penso alle tante piccole associazioni che dal basso continuano a farsi carico di un impegno, quantomeno parlando di questi fatti, che stimoli il desiderio forte di volere che le cose cambino».

Sono previste nuove pubblicazioni di “cartoon” di denuncia?
«Sì. Intanto il 23 settembre uscirà il fumetto sulla storia di Giancarlo Siani. Quindi l’impegno continua con la realizzazione di due nuove strisce che prevedo verranno pubblicate verso fine anno. La prima è il racconto della storia di Lollò Cartisano, un fotografo di Bovalino ucciso agli inizi degli anni Novanta dalla ’ndrangheta. Cartisano è stato l’ultima persona sequestrata nella Locride. La sua è una storia peculiare perché fu assassinato nonostante il pagamento del suo riscatto. Non solo, per dieci anni di lui sparì ogni traccia. In seguito fu una della persone coinvolte che, forse presa dal rimorso, fece sapere alla famiglia dove trovare i resti. Da allora ogni 22 luglio, ricorrenza della sua morte, si svolge una sorta di pellegrinaggio nel parco dell’Aspromonte, luogo del ritrovamento delle ossa di Cartisano. L’altra è la storia che coinvolge il capitano di corvetta Natale Di Grazia. Il caso è quello della nave dei veleni in Calabria. Di Grazia ufficialmente è morto in seguito ad un attacco cardiaco. È cosa certa, però, che fosse un personaggio a conoscenza di cose importanti e scomode, che non avrebbe dovuto sapere».