IL FUORIUSCITO/Alleati stanchi o complici pentiti?

di Franco Pantarelli

Stando a quello che si vede, le ragioni della furibonda battaglia in corso fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini appaiono tanto poco chiare che ci deve essere per forza qualcosa di nascosto. La cosa visibile è stata che il "dissidente" Fini ha detto cose "brutte" sul conto di Berlusconi, in qualche caso perfino ricorrendo alle parole in uso fra quelli dell'opposizione. Ma nel momento stesso in cui diceva quelle brutte cose Fini ha anche annunciato che lui e le sue "truppe" - una trentina di deputati e una decina di senatori - sono pronti a votare il "programma in cinque punti" enunciato da Berlusconi, se e quando dovrà essere approvato in Parlamento.

Questi due non sono più amici ed anzi si detestano. Ma un'allenza politica non è né una gita al mare né una serata di piacere. Se uno dice che voterà in un certo modo, e lo dice ufficialmente, impegnando la sua parola e il suo onore (dopo tutto si tratta pur sempre del presidente della Camera, la terza carica dello Stato), l'altro può tranquillamente prenderne atto e godersi il risultato ottenuto, e cioè l'assicurazione che il suo governo sarà mantenuto in vita.
Stranamente, invece, sembra che a Berlusconi quel risultato non sia bastato, visto che ha sentito il bisogno di scendere ancora una volta nei vicoli fetidi del "mercato dei voti" come fece a suo tempo per buttare giù il governo di Romano Prodi, con il risultato che i giornali italiani di questi giorni sono pieni di "indiscrezioni" sul suo shopping e sulla tentazione che mette a dura prova l'integrità di alcuni membri del Parlamento di Roma. A tutto discapito della decenza della vita politica italiana che - pur non essendo mai stata la pulzella di Orleans - non aveva certo bisogno di questa ulteriore discesa verso l'ignominia.

Ma al di là di questo, la domanda che sorge spontanea è: perché mai lanciare questa nuova "campagna acquisti" se i voti per tenere in vita il governo ci sono già? Perché mai il Milan - tanto per restare in casa berlusconiana - dovrebbe mettersi a cercare di comprare qualche giocatorino sconosciuto, proprio dopo avere speso un bel po' di milioni di euro per assicurarsi gente come Ibrahimovic e Robinho?
Il problema, a quanto pare, sta in una espressione contenuta nel discorso con cui Gianfranco Fini ha annunciato il suo impegno a sostenere il governo Berlusconi. L'espressione è "95 per cento", con cui il presidente della Camera ha "quantificato" la dimensione della identità di vedute fra lui e Berlusconi. Sembrava un modo per dire quanto grande fosse quell'identità di vedute, ma Berlusconi - la lingua batte dove il dente duole - ha subito visto cosa ci fosse in quel 5 per cento mancante.

Nella sua mente, la piccola espressione di Fini si è ingigantita fino a diventare un lungo discorso pressappoco cosi: "Siamo politicamente d'accordo e andiamo avanti secondo le nostre idee, ma le leggi fatte apposta per difendere le tue malefatte legali te le scordi. Il mio interesse, in questa fase, non è più quello di votare le leggi che il tuo avvocato Niccolò Ghedini e il tuo ministro della Giustizia escogitano per impedire alla giustizia di compiere il suo corso. La mia ambizione ora è di costruire una destra vera, in sintonia con i conservatori britannici, i repubblicani americani, la Merkel, eccetera. In questi anni, di leggi fatte apposta per te ne ho votate quasi 40. Adesso è ora di piantarla".

Che Fini sia ormai un alleato stanco o un complice pentito, certamente la "collaborazione" che Berlusconi può aspettarsi da lui non è quella di cui ha bisogno. Costruire una destra vera? Governare per migliorare le cose in Italia? Fare finalmente le riforme tanto sbandierate e mai realizzate?
Per uno che decise di "scendere in campo" perché era l'unico modo per evitare di "andare in bancarotta e finire in galera", come lui stesso spiegò a Indro Montanelli ed Enzo Biagi, sono tutte chiacchiere di politici inconcludenti. Il suo problema "reale" è: chi mi toglie di dosso i giudici? E così eccolo al "mercato" di cui sopra, in cerca dei voti per far approvare il prossimo marchingegno che Ghedini e Alfano produrranno.