Libera

Il normale diritto alla prostituzione

di Elisabetta de Dominis

Si sono scandalizzati tutti a destra e a sinistra, la settimana scorsa, dopo l'affermazione di Angela Napoli, deputata finiana, intervistata sulla necessità di cambiare la legge elettorale: "La donna spesso è costretta, per avere una determinata posizione in lista, anche a prostituirsi o comunque ad assecondare quelle che sono le volontà del padrone di turno".

Che ipocrisia negarlo, dopo che in privato lo dicono tutti! Ma l'importante è dimostrarsi buonisti o, forse, ognuno in politica ha qualche trascorso da nascondere. Perché prostituzione è anche fare i lecchini per salire nella gerarchia politica. Non c'è niente di più sporco della politica che richiede compromessi continui e l'anima dopo non si può buttare in lavatrice. Il fatto è che qualcuno, non potendo farla ritornare candida, pur di candidarsi, se la toglie del tutto e la lascia nella melma dove l'ha fatta affondare. Poi di avere un'anima se ne dimentica. E pensare che nell'antica Roma, per dimostrare la propria rettitudine, i candidati dovevano andare appunto in giro con una tunica bianca durante il periodo delle elezioni. Insomma le berluschine stanno cercando di acquisire una nuova verginità, ovviamente di facciata, perché non sono costrette a farsi ricucire l'imene come nei paesi fondamentalisti.
Perfino Gianfranco Fini, con quella compagna che si ritrova, ha condannato le parole della Napoli. Insomma si dà più valore alle parole che ai comportamenti, nel senso che si può fare quello che si vuole ma non dire ciò che si vuole, benché sia la verità. Questo perché la maggioranza razzola male e allora accusa chi denuncia il suo comportamento. La Napoli, sentendosi isolata, si è scusata e ha fatto malissimo perché bisogna avere il coraggio di difendere il proprio pensiero fino in fondo.

Le donne berlusconiane hanno sempre sostenuto che essere belle non è una colpa e in effetti nei decenni passati la donna italiana è stata discriminata spesso nello studio e nel lavoro per questo. Ma è disprezzabile una donna che faccia carriera usando la sua bellezza. Perché ovviamente il suo datore di lavoro non si accontenterà del suo visino, ma pretenderà di scendere giù visto che non potrà salire su, al suo cervello.
Una deputata pdl, Elvira Savino per la cronaca, ha dato della maschilista, misogina e frustrata alla collega di partito Angela Napoli. Sostenendo, con finezza, che sarebbe facile rispondere attaccando la compagna di Fini (visto che la Napoli è finiana). E poi ha concluso sostenendo che "le donne del Pdl hanno una  grandissima dignità perché nessun leader lascia maggior autonomia e spazio al dissenso di Berlusconi. E alle donne in politica lascia grandi chance". Anche negli harem per invidia si strappano i capelli, poi quando si presentano al loro signore e padrone sono tutte sorrisi. Quanto alle chance, sono sotto gli occhi di tutti. Appunto. Tanto che Berlusconi ha trasformato le belle candidate in gladiatrici berlusconiane. Gli ha conferito l'autorevolezza per sparare a zero contro tutto e tutti e c'è pure chi le ascolta e riporta le loro stupidaggini sui media.

Passa una settimana e un altro oscuro deputato pdl, Giorgio Stracquadanio, assurge agli onori della cronaca a causa delle sue dichiarazioni in un'intervista del medesimo intervistatore, Klaus Davi. Dichiara: "E'assolutamente legittimo usare il proprio corpo per far carriera". Apriti cielo! Si scandalizza perfino Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, accomunandosi così a certe berluschine. Ma non era certo rivolta a lei l'affermazione e perché provare "orrore, amarezza, rabbia" solo per difendere il genere femminile, nel quale ci stanno anche delle troie? Lui insiste e spiega tutta la sua vacuità: "Volevo solo dire che considero normale che gli uomini e le donne usino la loro avvenenza fisica per i loro scopi". Ci si chiede se ha teorizzato il diritto alla prostituzione. Macché, ha solo cercato di sdoganare una pratica diffusa conferendole un epiteto di normalità.